Quarto giorno di viaggio, spiaggia de La Petit Nice. Un vento fortissimo ci invita a sfidare l’immensità. La sabbia si muove come fosse viva, come se stesse compiendo un pellegrinaggio ordinato dal mare. Il mare è un dio Oceano senza fine.
Il mare qui ha raggiunto l’illuminazione, domina corpo mente e spirito e tutti i mondi che gli abitano dentro.
Ci sembra l’infinito e invece è solo la superficie.
Di questo scenario possiamo solo essere testimoni attoniti e silenti. Oppure possiamo provare ad urlare, e ci sentiranno dallo spazio.
È un cinema senza porta d’ingresso e poltroncine, muta eternamente una duna immobile come una signora resiliente che ne ha passate tante, ma che ancora sa quanta grazia facciano insieme forza e leggerezza.
Sole dei Soli, Mare dei Mari. Il tramonto è il film che tutte le nuvole attendono con devozione. Si avvicinano, prendono il loro posto nel cielo, e compiono il loro rituale. Pronunciano la loro preghiera e anch’io recito la mia.
Re Sole, custodisci per me questo momento, cedi il cielo alla tua sorella Luna, ma prima dammi un po’ della tua bellezza. Invadimi della tua luce, e io ti guarderò fino all’ultimo puntino. “drshtadarma”: ciò che sta venendo visto. Sono qui, siamo qui, ora.
Durante l’ultimo viaggio, un viaggio di tremila chilometri in van attraversando Italia, Francia e Spagna, mi sono spesso ritrovata a scrivere, ho scritto su un quadernino che mi sono portata, anche se avrei dovuto limitare la scelta delle cose all’essenziale. A quanto pare sono incapace di rinunciare ad un quadernino. A quanto pare quel quadernino è per me essenziale. E allora mi sono ritrovata, ci siamo ritrovate, anche a pensare a cosa è davvero essenziale per noi. Anzi, direi che ci si è palesato. Non è stato intenzionale, ma viene da sé che passare dieci giorni in uno spazio di sei metri per due non ti permetta di portare con te molti oggetti, sarebbero ingombranti, e fondamentalmente inutili. Per non parlare dei prezzi sempre più cari per una valigia in più sull’aereo. La verità sta proprio qui, nell’inutilità di quelle cose. Non ci interessava averle, non ci serviva. Si è vero, la scelta dell’abbigliamento è stata abbastanza difficile, ma 1) il clima era un’incognita e 2) siamo certamente ancora sotto l’influenza di una società che ci vuole stanchi di ciò che abbiamo per spingerci a comprare sempre qualcosa di meglio. E allora perché una volta salite su quel van, sembrava superfluo anche quello che eravamo sicure fosse importante?
Forse riempiamo la nostra vita di cose perché ci manca sempre qualcosa – un qualcosa che quelle cose non sono, e allora saremo perennemente insoddisfatti.
Abbiamo pensato alla nostra casa a Roma, a quanto sono pieni i nostri armadi, i nostri davanzali, i nostri scaffali del bagno e della cucina. Ci abbiamo dovuto pensare perché ce ne eravamo quasi dimenticate. Alt, amiamo quella casa, ma è come se quello spazio e tutti gli oggetti che ci sono dentro si fossero trasformati in un’energia, un sentimento, nella consapevolezza che avremmo potuto rinunciare a tutto, perché non ne avevamo più bisogno. Non vogliamo demonizzare le cose, ma il meccanismo che ci spinge ad accumularle. Ci siamo chieste perché improvvisamente, in quella bolla, non ne eravamo più vittime. E ci siamo risposte che in quel momento semplicemente non dovevamo riempire nessun vuoto, perché stavamo esattamente facendo quello che ci rende intere. E allora la vita torna ad essere nuda, si spoglia e si mostra per ciò che è: perfetta nella sua inestricabile dualità, dove c’è terra c’è cielo, dove c’è sole c’è luna, dove c’è gioia c’è dolore. E noi liberi dall’attaccamento possiamo finalmente comprenderne la perfezione.
Ci basterà molto meno di quello che di materiale pensiamo ci serva, perché avremo le emozioni.
Quello che vogliamo condividere è la sensazione che siamo riuscite a provare in questo viaggio, di sentirci al posto giusto, di sentirci complete. Ognuno di noi la sentirà in modo diverso, in situazioni diverse, ma fremiamo di trasmetterla per ispirarti a cercarla, ovunque sia per te.

Grandi siete delle grandi