Nell’articolo precedente abbiamo condiviso una riflessione che ci è sorta durante il nostro ultimo viaggio, un viaggio di tremila chilometri in van percorsi in dieci giorni tra Italia, Francia e Spagna. Ma si sa, da una riflessione ne nascono altre mille. Questa completezza di cui si parlava, questo non-bisogno di oggetti, ci ha fatto rivedere anche la necessità di certe abitudini e approfondire il concetto di flessibilità.
Durante un viaggio del genere, non hai certo le possibilità che potresti avere in un hotel, per esempio. Dico possibilità e non comodità, perché la comodità è soggettiva. Per qualcuno potrebbe essere comodo avere una piscina e un cameriere sempre a disposizione, per noi lo è molto di più avere una casa da poter parcheggiare di fronte al mare. Ma sono punti di vista.
Viaggiare on the road non significa avere sempre i capelli ad asciugare al sole, o almeno non lo è stato nel nostro caso. Quest’esperienza – come già avevamo sperimentato in passato – ci ha messo di fronte a molte situazioni, diverse, anche difficili, sfidanti (e forse è proprio per questo che è sempre stato indimenticabile).
Qui ci riagganciamo alla flessibilità. Se nella tua comfort zone hai delle abitudini specifiche – per noi potrebbe essere allenarci sul tappetino, fare yoga tutte le mattine in uno spazio ampio, o fare una bella doccia lunga, o banalmente fare la lavatrice, e potremmo continuare – ecco, durante dieci giorni in van potresti doverci rinunciare.
Perché magari fuori è molto freddo, e non hai lo spazio per stendere il materassino; perché sei al limite con l’acqua, e devi conservarla finché non trovi un’area di servizio; stessa cosa per il bucato – e così via. Non è assolutamente niente di così duro e infattibile, intendiamoci, ma può essere molto diverso dalla tua vita quotidiana.
Allora che succede? Hai due possibilità: la prima è quella di arrabbiarti e pensare a quanto ti manchi quel “lusso” (che comunque già sarebbe una presa di coscienza), la seconda è provare ad ammorbidirti – perché la rabbia è sorella della rigidità – e notare quanto puoi adattare quelle abitudini, quanto le puoi plasmare, non per distruggerle ma per dare loro nuova e nuova forma. La flessibilità è elastica, non rigida.
E qui arriva il bello: scoprirai che questo esercizio ti piace, ti accorgerai di quali abitudini sei schiavo e non padrone, e potrai paragonarle a quegli oggetti “di riempimento” di cui già abbiamo discusso, chiederti se davvero ti fanno bene, accettare che a volte la risposta sia no e scollarti dall’attaccamento nei loro confronti.
La società in cui la maggior parte di noi vive ci ha indotto non solo ad essere consumatori di oggetti, ma anche di abitudini volte ad un “benessere” di cui qualcun altro ha scritto le coordinate per noi – che spesso prendiamo per buone a priori. Ognuno di noi è diverso, quello che va bene per te può non essere efficace per me, e viceversa. Alienandosi giusto un po’, scrollando meno sul nostro smartphone e guardando di più fuori dal finestrino, abbiamo la possibilità di provare ad auto-interrogarci in modo più trasparente, lontani dai condizionamenti.
(Puntualizziamo: non stiamo demonizzando i social, siamo le prime ad utilizzarli ogni giorno e anche ad amarli, perché ci stanno permettendo di costruire una community e uno spazio di condivisione. Ma a nostro avviso è importante anche sapersene distaccare, e contestualizzarne l’uso).
Vediamo quindi come possiamo ribaltare il punto di vista: quello che sembrava offrirci meno possibilità, come lo spazio compatto di un piccolo camper, diventa capace di darci l’opportunità di guardare più a fondo, di applicare il “less is more” (e il meno ci amplia, non ci riduce, ma di questo parleremo nel prossimo articolo), di allenare lo spirito di adattamento, l’accettazione e a volte anche la rinuncia.
E sapete che c’è? Che sapremo finalmente vedere la rinuncia come altrettanta possibilità, la flessibilità come opportunità di assaporare qualcos’altro, di abbracciare quello che c’è per noi, in questo momento, nel qui, nell’ora. Di sentirci malleabili. Di essere sempre in viaggio, non solo fuori, ma anche dentro di noi.
