“Di essere sempre in viaggio, non solo fuori, ma anche dentro di noi.”
Si concludeva così lo scorso articolo, in cui abbiamo visto come il nostro ultimo viaggio (tremila chilometri percorsi in van tra Italia, Francia e Spagna) ci abbia permesso di mettere in discussione non solo gli oggetti che utilizziamo, ma anche le abitudini che consumiamo. Ripartiamo da questa frase, che ci fa pensare al concetto di dualità tra grande e piccolo, ampliamento e riduzione, espansione e contrazione.
Ora, il nostro corpo è qualcosa di finito, abbiamo misure precise e possiamo descrivere le nostre caratteristiche a parole; ma c’è anche un altro aspetto, un qualche luogo dentro di noi, che possiamo chiamare anima, spirito, energia, Dio, o come più ci piace, che sembra essere infinito. Non c’è un limite di informazioni che possiamo introdurre in noi, così come non c’è un limite di emozioni, di pensieri, di immagini, di sentimenti. E c’è chi crede che questo non-limite vada anche oltre la morte in questa vita. Chissà se ce ne saranno altre, chissà se siamo sempre gli stessi su questo pianeta, chissà qual è e se risolveremo mai l’enigma della nostra specie.
Intanto però, sappiamo che abbiamo a disposizione quello spazio infinito in noi. E allora perché non esplorarlo ancora e ancora, come stessimo appunto compiendo un viaggio?
Viaggiando fuori – in senso concreto, scoprendo nuovi luoghi – ci renderemo conto che stiamo viaggiando anche dentro, scoprendo nuove parti di noi. Perché il nostro contenitore infinito può accogliere infiniti tramonti, spiagge, montagne, albe, piogge, deserti. E ogni volta che ne mettiamo uno dentro, è come se si sbloccasse un nuovo livello di noi. Il mondo esterno ci porta sempre al mondo interno. Ci parla, se sappiamo ascoltarlo, e possiamo farlo infinite volte. E così ci viene da pensare a un viaggio in parallelo.
In un’esperienza come quella che abbiamo vissuto noi tutto questo è stato amplificato. Abbiamo cambiato scenario ogni giorno, passando dalla neve sulle montagne, al vento nel deserto, al sole scottante del mare. Ed è proprio qui che nasce la riflessione su quella dualità: il van con cui abbiamo attraversato tutti questi paesaggi è un luogo fondamentalmente piccolo, stretto, compatto. Eppure ci ha permesso di compiere un viaggio enorme, non solo fuori, ma anche dentro – e seppur in quello spazio ridotto, ci ha permesso di espanderci. Ci rendiamo conto che può sembrare una riflessione un po’ contorta, ma la nostra percezione è stata davvero quella di essere infinite, lì dentro.
Forse è proprio il concetto chiave del viaggiare in un van, in un camper, o in qualsiasi mezzo su ruote: accetti il compromesso tra contrazione ed espansione, sai che solo quello spazio ristretto può condurti allo spazio infinito che hai dentro. La prospettiva cambia tutto, se la assecondiamo. Meno è di più. Piccolo è grande. Da un finestrino si può vedere il mondo intero.
